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Religiosità

Roma, Tip. G. Ciotola

L'eremita di Ripaglia ossia l'antipapa Amedeo VIII di Savoia

Stefano Sampol Gandolfo

p. 175
Predicando ipocritamente che l’arca del Signore stava sulle cime dei loro monti, che la vera luce religiosa era tra loro; annunziando in mistico linguaggio di voler fare propaggini nella vigna del Signore, è ormai fuori di dubbio, che tenevano mano a scellerate imprese.

religiosità

pp. 182-183
Pel giorno del matrimonio, tanto lo sposo, che la sposa invitano, come dicemmo, i parenti e gli amici, senza dimenticare il compare e la comare, se sono ancora viventi, pregando in caso di decesso qualche vicino loro parente, od amico, a farne le veci. Particolarità codesta, che non viene mai trascurata, per la ragione che i padrini sono tenuti per consuetudine all’offerta di qualche regalo.
Nella sera precedente alle nozze, tutti i giovani invitati si riuniscono presso la casa degli sposi, tirando numerosi colpi di fucile o di pistola in segno di giubbilo per la vicina unione. Nel dì poi della cerimonia, tutti quei del corteggio in abito da festa e col nastro alla bottoniera accompagnano la felice coppia nuziale alla Chiesa, ove il sacerdote celebrante chiude il maestoso rito con un discorso agli sposi, sempre sui doveri del matrimonio e talvolta sulla educazione della prole, e quindi fa parte ancor esso della festante comitiva, che s’avvia alla casa dello sposo.
Il quale, prima di entrarvi, si pone in ginocchio colla sua compagna sulla soglia della porta. È allora che si fanno avanti i genitori suoi, e domandatogli cosa esso desideri, e udito che chiede il permesso d’introdurre nella casa paterna la fanciulla da esso prescelta, come membro della famiglia, la madre lo assicura del suo consenso. Porgendo prima una conocchia, un fuso od una scopa alla nuora per ricordarle d’essere buona madre di famiglia; nell’atto che il padre benedice la diletta coppia e porgendo loro la mano, la introduce con tutto il corteggio in casa, ove è preparata la mensa ed incominciano i lieti conversari, che trascorrono fra i reiterati fuochi di gioia, e finiscono ordinariamente con allegrissime danze al suono di tamburelli e di pive.

costumi, religiosità

p. 185
Fate, o Signore Iddio, che queste due anime virtuose e belle, che oggi si inoltrano per le fiorite vie della terra, non si allontanino mai dalle faticose vie del cielo. Che in mezzo al fasto ed alle grandezze non dimentichino mai il santo timor vostro, la carità verso tutti, e specialmente verso i poveri. Fate che la Baronessa particolarmente, di cui avete premiata la virtù, non dimentichi mai i suoi buoni genitori, questa buona città di Aosta, e, se lo merita, anche il suo indegno Vescovo, che nuovamente di cuore la benedice.

religiosità

p. 191
Le chiedo umilmente la pastorale benedizione e le bacio devotamente la Croce Vescovile.

religiosità

p. 194
Dio è grande e misericordioso, sapiente e giusto. […] Prudenza dal canto nostro e coraggio, il Signore farà quello che ne’ suoi imperscrutabili consigli ha deciso di noi.

religiosità

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