HOME
 
CHI SIAMO
 
PUBBLICAZIONI
 
AUTORI
 
PERIODICI
 
DIDATTICA
 
LESSICO
 
BIBLIOGRAFIA
 
RECENSIONI
 
EVENTI
 
CREDITS
Vai all'indice di questa sezione

GIUSEPPE DESSì


Milano, Arnoldo Mondadori Editore,
Eleonora d'Arborea
Giuseppe Dessì

(Per comodità di scrittura gli interlocutori vengono indicati solo quando è necessario: sono uomini e donne di tutte le età)

Così lo hanno ucciso.

Più di cento ferite di taglio e di punta.

Ucciso, massacrato di colpi, sfigurato.

Lo hanno buttato da una finestra del palazzo come un sacco, lo hanno legato a un carro,

lo hanno trascinato nella polvere fuori Porta a Mare.

Vigliacchi!

Maledetti assassini!

E là lo hanno inchiodato a un albero.

Vigliacchi!

Nessuno lo ha difeso.

Ed è ancora là, appeso, come il Cristo del Duomo.

Vergogna a voi Aristanesi! Vergogna!

Hanno detto che siamo macchiati del sangue del Giudice.

Non lo avete difeso!

Il popolo era stanco…

Dovevate difenderlo!

Non eravamo là, noi! Noi non eravamo là, quando è successo!

Il popolo era stanco ma non si è macchiato del suo sangue, no!

Sono stati i signori.

È stato Valore Deligia.

È stato Bartolomeo Vignas, il notaio Pasquale di Vernio…

Nessuno si è mosso.

Nessuno lo ha difeso.

Nessuno lo ha staccato dall’albero.

Vergogna!

Non voleva guardie, non voleva protezione, niente.

Si arrabbiava se si vedeva i bujakesos per casa.

È in casa che lo hanno ucciso?

Sì, nella Sala del Consiglio.

Diceva che la sola difesa del Giudice dev’essere il popolo.

Sì, il popolo! Il popolo lo ha lasciato nelle mani dei suoi assassini! Il popolo!

 
Centro di Studi Filologici Sardi - via dei Genovesi, 114 09124 Cagliari - P.IVA 01850960905
credits | Informativa sulla privacy |