L'autore
Nato a Cagliari, nel 1758, Vincenzo Sulis vive inizialmente una vita picaresca: armi, avventure, carcere, contrabbandi e battaglie con i dragoni del Re, poi la professione onorata di notaio. Ma, all’improvviso, una flotta nemica compare nelle acque del porto. È l’incontro con la Storia: diviene un comandante militare amato dal popolo e così potente che il sovrano deve umiliarsi di fronte a lui. Ma le trame della politica poco a poco lo avviluppano perde il suo seguito e viene accusato di lesa maestà. Un processo oscuro e inquietante celebrato nel nome della ragion di stato lo condanna inesorabilmente. Vent’anni di carcere, quattordici d’esilio nell’isola di La Maddalena. Quando sembra irrimediabilmente sconfitto la sua impresa più bella: scrive "un romanzo fiorito di mille fiori e colori", l’autobiografia che consegna ai posteri l’immagine composita di un avventuriero settecentesco.
I curatori
Giuseppe Marci insegna Filologia italiana all’Università di Cagliari.
Leopoldo Ortu insegna Storia del Risorgimento e Storia della Sardegna all’Università di Cagliari.
L'opera
Scritta fra il 1832 e il 1833, l’Autobiografia racconta la vita di un uomo ma, nel contempo, è un importante documento per la storia della Sardegna. La vicenda personale di Vincenzo Sulis, infatti, si intreccia con i grandi avvenimenti di fine Settecento: l’attacco della flotta francese comandata dall’ammiraglio Truguet contro la Sardegna, la tenace e vittoriosa resistenza degli isolani, la cacciata dei Piemontesi. È il triennio rivoluzionario (1793-1796) che culmina nella spedizione di Giovanni Maria Angioy: una stagione di grandi speranze ma anche di odi profondi, di lacerazioni, di sconfitte e di sanguinose vendette. Di tutto Vincenzo Sulis dà notizia, filtrando il racconto dei fatti storici attraverso la sua personale chiave di lettura, un’interpretazione del mondo e degli avvenimenti sardi costruita nei lunghi anni della carcerazione e nei silenzi dell’esilio nell’isola de La Maddalena.